Fino a 70.000 euro per gli studi, ecco di cosa si tratta il prestito d’onore studenti 2026, come funziona e quali sono i requisiti necessari.
C’è una novità che, nelle ultime settimane, sta circolando sempre più spesso tra università, forum di studenti e famiglie alle prese con scelte importanti. Una misura che promette di aprire porte, rendere accessibili percorsi di studio ambiziosi e ridurre le disuguaglianze di partenza. Ma che, allo stesso tempo, nasconde regole stringenti e conseguenze poco raccontate.
Non si tratta di un bonus né di un contributo a fondo perduto. È qualcosa di più strutturato, pensato per accompagnare chi studia lungo anni decisivi, ma anche per responsabilizzarlo nel tempo. Dietro questa opportunità c’è un nuovo impianto normativo che cambia radicalmente le modalità di accesso, i controlli e i rapporti con le banche. Il punto centrale è uno: aiutare chi studia oggi a investire su se stesso, senza chiedere garanzie familiari immediate. Ma ogni aiuto ha un prezzo, e comprenderlo fino in fondo è essenziale.
Il prestito d’onore per studenti 2026, riformato con un decreto interministeriale è entrato ufficialmente in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale a gennaio. La grande novità è la procedura unica nazionale. Non si parte più dalla banca: il primo passaggio è una piattaforma pubblica gestita da CONSAP, che verifica in modo centralizzato i requisiti. Solo dopo il via libera si può bussare agli istituti di credito convenzionati.
Il finanziamento è destinato a studenti tra i 18 e i 40 anni, regolarmente iscritti a percorsi riconosciuti dal Ministero dell’Università: lauree, master, dottorati, AFAM, ITS Academy e persino corsi di lingua di almeno sei mesi. Fondamentale essere in regola con le tasse universitarie e rispettare precisi requisiti di merito, legati ai voti del titolo di studio precedente.
Gli importi salgono in modo significativo:
Il denaro non arriva tutto insieme, ma in tranche annuali (massimo 15.000 euro l’anno), che vengono sbloccate solo se lo studente dimostra di proseguire regolarmente il percorso e superare almeno metà degli esami previsti.
Il prestito è garantito dallo Stato fino al 70% dell’importo, e le banche non possono chiedere garanti personali. Tuttavia, mantengono la libertà di valutare il merito creditizio e rifiutare il finanziamento.
Il rimborso non è immediato: il piano di ammortamento può partire solo dopo almeno 30 mesi dall’ultima tranche, dando tempo di laurearsi e trovare un’occupazione. La restituzione può durare da 3 a 15 anni. Ma attenzione al rovescio della medaglia. In caso di mancato pagamento:
A quel punto lo Stato paga la banca e subentra nel credito. Il debito non sparisce: viene trasferito al Fisco, con recupero tramite Agenzia delle Entrate Riscossione. La riforma 2026 rende il sistema più trasparente e uniforme, ma anche più rigido. È un’opportunità concreta, sì, ma solo per chi è pronto a considerarla per quello che è davvero: un investimento sul futuro, da affrontare con piena consapevolezza.