La stretta dell’Agenzia delle Entrate che si avvale anche della tecnologia, così vengono stanati furbetti ed evasori in pochi secondi.
Negli ultimi anni il modo in cui il Fisco controlla i contribuenti è cambiato profondamente: non si tratta più solo di controlli casuali o verifiche nate da segnalazioni isolate, ma soprattutto con le riforme legate al PNRR, l’Agenzia delle Entrate ha avviato una vera trasformazione digitale che ha reso i controlli più mirati, rapidi e difficili da evitare. La stretta non sembra lasciare scampo ai “furbetti”, infatti al centro di questo nuovo sistema ci sono la tecnologia e l’analisi dei dati.
Per questa ragione, grazie a una maggiore attenzione ai movimenti di denaro, soprattutto quelli in contanti, chi prova a sgarrare viene subito o quasi colto in fallo. Ma come è avvenuta questa trasformazione nelle modalità di controllo? In passato le informazioni fiscali erano sparse in molte banche dati che comunicavano poco tra loro,o ggi, invece, fatturazione elettronica, conti correnti, dati immobiliari, bonus edilizi e operazioni con l’estero vengono messi insieme e analizzati automaticamente.
Si tratta di un approccio tecnologico più avanzato, con nuovi strumenti informatici basati su algoritmi e intelligenza artificiale, che permette al Fisco di individuare incongruenze che prima passavano inosservate. L’obiettivo dichiarato è quello di concentrare gli accertamenti sui casi più seri, colpendo l’evasione vera e non il semplice errore formale. Oggi, in pochi istanti, l’Agenzia delle Entrate è in grado di esaminare milioni di dati e di segnalare situazioni anomale.
Spese elevate rispetto ai redditi dichiarati o movimenti bancari non coerenti finiscono subito nel mirino del fisco e non è un caso se nei prossimi anni sono previsti centinaia di migliaia di accertamenti mirati, spesso supportati anche dalla collaborazione con la Guardia di Finanza, che interviene quando dagli accertamenti si configurano ipotesi di reato importanti. Accanto ai controlli, però, è cambiato anche l’approccio verso i contribuenti, basato sulla “compliance”, cioè sulla collaborazione.
Prima di arrivare a sanzioni pesanti o pignoramenti, negli ultimi anni, vengono inviate comunicazioni che segnalano errori o omissioni e chi riceve queste lettere ha la possibilità di mettersi in regola spontaneamente, pagando meno sanzioni e chiudendo la questione senza conseguenze più serie. Non si tratta di avvisi casuali: nella maggior parte dei casi, l’anomalia è già ben documentata e la questione si può chiudere semplicemente sanandola.
In questo complesso di situazioni, uno dei punti più delicati resta l’uso del contante: anche se i pagamenti elettronici sono sempre più diffusi, i prelievi e i versamenti in contanti continuano a essere osservati con particolare attenzione. Anche se i prelievi non sono sempre considerati automaticamente reddito, inoltre, ogni versamento sul conto deve essere giustificato. Infine, l’Agenzia delle Entrate guarda sempre di più allo stile di vita, ma se tutto è coerente e tracciabile, non avete nulla da temere.