Aumenta la Naspi nel 2026, la circolare Inps che chiarisce tutto e in cui vengono elencati i nuovi importi: ecco cosa bisogna sapere.
Non tutte le novità fanno rumore. Alcune arrivano in silenzio, senza annunci eclatanti, ma incidono in modo concreto sulla vita quotidiana di migliaia di persone. Nel nuovo anno, una delle principali tutele economiche previste dall’ordinamento resta saldamente in piedi.

Le regole di accesso non vengono riscritte, i requisiti non si muovono di un millimetro. Eppure, i numeri raccontano una storia diversa. Una storia fatta di adeguamenti, soglie che si alzano e importi che, lentamente, cambiano volto. Tutto seguendo una logica precisa, che ha a che fare con l’inflazione, la sostenibilità e il delicato equilibrio tra tutela sociale e conti pubblici.
Aumenta la Naspi nel 2026: la circolare Inps in cui viene chiarito tutto, importi e novità
Ogni misura di sostegno al reddito nasce con un obiettivo chiaro: garantire una copertura minima a chi perde il lavoro senza colpa. Ma nessuna prestazione è pensata per sostituire integralmente lo stipendio. Per questo esistono tetti massimi, soglie e percentuali che non possono essere superate, anche quando le retribuzioni precedenti erano elevate. È una scelta strutturale: evitare squilibri, contenere la spesa e mantenere il sistema equo.
Ogni anno, però, questi parametri vengono aggiornati. Il motivo è semplice: il costo della vita cambia, e lasciare invariati gli importi significherebbe ridurre, di fatto, il valore reale della tutela.

Nel 2026 la Naspi – indennità mensile di disoccupazione Inps – mantiene invariati i requisiti di accesso, ma aumentano gli importi grazie all’adeguamento all’inflazione. Per ottenere la prestazione restano necessarie almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti la perdita involontaria del lavoro, che può derivare da licenziamento, scadenza del contratto, risoluzione consensuale o altre forme previste dalla legge.
Il calcolo continua a basarsi sulla retribuzione media imponibile percepita negli ultimi quattro anni. Su questa base si applica la regola generale: il 75% della retribuzione, entro limiti prestabiliti. Per il 2026, l’Inps ha aggiornato le soglie con un incremento dell’1,4%, come indicato nella circolare n. 4/2026. La retribuzione di riferimento sale a 1.456,72 euro, mentre il massimale mensile raggiunge 1.584,70 euro. Nessuna indennità potrà superare questa cifra, anche in presenza di stipendi medi più elevati. Il meccanismo resta lo stesso:
- se la retribuzione media è pari o inferiore a 1.456,72 euro, la Naspi è il 75% di tale importo;
- se è superiore, si aggiunge anche il 25% della differenza, ma sempre entro il tetto massimo di 1.584,70 euro.
Un dettaglio che fa la differenza
C’è un ultimo aspetto spesso sottovalutato. Durante il periodo di fruizione della Naspi, i lavoratori beneficiano della contribuzione figurativa, accreditata automaticamente e senza costi. Questo significa che, pur non lavorando, il tempo coperto dall’indennità continua a valere ai fini pensionistici.
In sintesi: nel 2026 le porte restano le stesse, ma l’assegno diventa leggermente più pesante. Un adeguamento silenzioso, che non cambia le regole del gioco, ma incide concretamente su chi, nel momento più fragile, deve fare i conti con la perdita del lavoro e del reddito.





