Il tasso variabile conviene davvero? Sì, ma bisogna prima prendere in considerazione la città in cui si vive: è questa che farà la netta differenza.
Il 2025 è stato archiviato come un anno “incoraggiante” per il mercato dei finanziamenti immobiliari. A dirlo sono stati operatori e comparatori, che hanno osservato una lenta ma costante distensione dopo il periodo più duro dei rialzi. La politica monetaria europea ha iniziato ad allentare la presa e gli effetti, seppur graduali, hanno cominciato a farsi sentire.

Eppure, dietro le medie nazionali, i numeri raccontano storie molto diverse a seconda della città e del quartiere. Infatti, un’analisi condotta sulle principali piazze immobiliari italiane, sempre ipotizzando l’acquisto di una casa con un finanziamento trentennale pari al 70% del valore, mostra come l’impegno richiesto alle famiglie sia cresciuto sensibilmente nel giro di dodici mesi.
Mutuo a tasso variabile, è sempre la scelta migliore? C’è una variabile che si deve considerare
Nel momento in cui si è in procinto di stipulare un mutuo, la domanda è sempre la stessa, ossia se conviene fare un tasso fisso o un tasso variabile. Negli ultimi mesi, con dati alla mano, il variabile è tornato ad essere più leggero. In alcune città consente risparmi mensili che vanno da qualche decina fino a oltre duecento euro rispetto al fisso. Un vantaggio non trascurabile, soprattutto in un contesto in cui i tassi si sono stabilizzati dopo il calo iniziato nel 2024.

Tuttavia, è bene sapere che la differenza viene anche in base alla città in cui si vive. Nello specifico, a Roma l’anticipo medio necessario si avvicina ormai ai 90 mila euro, mentre la rata mensile ha superato quota mille euro. Nel centro storico si sfiorano cifre che fino a poco tempo fa sembravano fuori portata, mentre anche nelle zone più periferiche l’aumento è stato netto.
Milano segue una traiettoria simile, con importi iniziali sempre più elevati e rate che, nelle aree centrali, superano ampiamente i 3 mila euro al mese. Torino e Napoli restano più accessibili, ma nemmeno qui il conto è rimasto invariato: anticipi in crescita e rate mensili che pesano sempre di più sui bilanci familiari.
Tuttavia, c’è un dato importante da considerare, oltre il 90% dei mutui stipulati a fine 2025 è stato a tasso fisso. Una decisione che non nasce da convenienza immediata, ma dal bisogno di certezze. Sapere che la rata resterà identica per anni, anche a costo di pagare qualcosa in più, è diventato per molti un fattore irrinunciabile.




