Tasso fisso o variabile: quale mutuo conviene oggi, cerchiamo di capirlo a partire da un contesto più generalizzato ed europeo.
Chi sta pensando di comprare casa in questo periodo si trova davanti a una situazione che può sembrare quantomeno anomala: i tassi ufficiali della Banca centrale europea sono fermi, ma i mutui, soprattutto quelli a tasso fisso, costano di più rispetto a qualche mese fa. Ma che cosa vuol dire davvero tutto questo? Questa la domanda che il consumatore si fa e del resto, per fare una scelta consapevole, è necessario comprendere oggi soprattutto tra tasso fisso e tasso variabile che differenze abbiamo.
Per arrivare a capire meglio cosa succede nel nostro Paese e che cosa può convenire nello stipulare un mutuo, bisogna comunque partire da un contesto generalizzato, che è quello della Bce: questa, secondo le previsioni degli analisti, continuerà a lasciare invariati i tassi di riferimento dell’Eurozona. Ma quindi, perché il mutuo a tasso fisso non dovrebbe oggi essere più conveniente di quello a tasso variabile, si chiede qualsiasi persona di buon senso.
In teoria, tassi stabili dovrebbero rendere i mutui più convenienti, ma nella pratica non sembra assolutamente essere andata così, a partire dal preambolo, per cui il tasso sui depositi è al 2% dallo scorso giugno, dopo una serie di tagli iniziati nel 2024, quando era arrivato al 4%. I dati reali, quelli diffusi da Bankitalia, mostrano che il costo medio dei mutui a tasso fisso è aumentato e il Taeg medio è salito dal 3,5% di gennaio 2025 al 3,7% di novembre sempre dello scorso anno.
Questo aumento non dipende direttamente dalle decisioni della Bce, ma da un altro indicatore chiamato Irs, che è il punto di riferimento per i mutui a tasso fisso e che tiene conto delle aspettative dei mercati sul futuro, in particolare su inflazione e tassi a lungo termine. Per farla davvero semplice e immediata: sono molti gli investitori che temono l’inflazione, nonostante questa sembra che stia rallentando.
A tutto questo si aggiungono le incertezze sull’economia globale, le tensioni geopolitiche, il rischio di nuove guerre commerciali e l’enorme quantità di debito pubblico che deve essere rifinanziato nell’Eurozona, ora che la Bce non compra più titoli di Stato come in passato. Si tratta di una serie di fattori che incidono sul costo dei finanziamenti, facendolo salire, e di conseguenza anche sul tasso fisso, mentre quello variabile dipende da altri fattori.
In particolare, sono i mutui a tasso variabile direttamente collegati a Euribor, il tasso a cui le banche si prestano soldi tra loro, a esser scesi di due punti percentuali nel giro di pochi anni, il che ha reso il tasso variabile di nuovo interessante, soprattutto per quanto riguarda la rata iniziale. Simulando un finanziamento, ci si rende conto ancora meglio di quello che sta accadendo con la rata media a tasso variabile che è intorno ai 60 euro in meno e potrebbe scendere per le abitazioni green.
A questo punto, è d’obbligo una domanda, ovvero che cosa c’è dietro la scelta degli italiani di preferire comunque il tasso fisso e la risposta è nella sicurezza di una rata che non cambia nel tempo. C’è soprattutto, dietro questa scelta, lo spauracchio di rivivere quanto successo tra il 2022 e il 2023, quando i tassi variabili sono aumentati rapidamente e molte famiglie si sono trovate in difficoltà, soprattutto quelle con redditi più bassi.
Quanto avvenne in quegli anni ha lasciato il segno, per cui oggi si sceglie la certezza rispetto a un risparmio quantomeno nell’immediato. Fattore importante, infine, è in questa fase una sorta di fiducia, quasi da record, nel mercato immobiliare e nei mutui: sono stati superati infatti i “primati” sia per la durata media dei finanziamenti, che supera i 24 anni, sia per l’importo medio, che ha superato i 140mila euro.