Prima ancora di parlare di indicatori ufficiali, è utile capire cosa può alterare la percezione della propria condizione economica. I risparmi, ad esempio, non pesano solo per quello che si spende, ma per come restano fermi nel tempo. Una giacenza bancaria più alta del previsto, magari frutto di accantonamenti o arretrati, può incidere molto più di quanto si immagini.
Lo stesso vale per gli immobili: una casa ereditata, un piccolo terreno o una seconda abitazione inutilizzata possono trasformarsi in un macigno sul piano delle valutazioni, anche se non producono reddito reale. E poi c’è la composizione familiare: chi vive da solo o in un nucleo ristretto viene “penalizzato” rispetto a famiglie più numerose, a parità di entrate.
In questo intreccio entrano anche assegni, contributi e indennità che non sempre vengono percepiti come reddito vero e proprio, ma che finiscono comunque per incidere nei calcoli. È qui che molti iniziano a sospettare che il problema non sia solo quanto si guadagna, ma come viene fotografata l’intera situazione economica.
Il vero protagonista: l’ISEE e come tenerlo sotto controllo
Quindi è bene sapere, che l’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, non un semplice riassunto dei redditi, ma una combinazione di entrate, patrimonio mobiliare e immobiliare, corretta in base al numero e alle caratteristiche dei componenti del nucleo familiare.
Nel calcolo rientra il 20% del patrimonio, che comprende conti correnti, libretti, titoli, fondi e investimenti, valutati sulla base del valore più alto tra saldo finale e giacenza media. Anche il patrimonio immobiliare conta, attraverso i valori catastali. Ed è proprio qui che spesso nasce l’ISEE “troppo alto”.
Dal 2025, però, qualcosa è cambiato: titoli di Stato, buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio fino a 50.000 euro per nucleo non vengono più considerati. Inoltre, l’Assegno Unico è stato escluso dal reddito ISEE, alleggerendo la posizione di molte famiglie. Opportunità concrete, ma valide solo se correttamente inserite nella DSU aggiornata.
Abbassare l’ISEE non significa forzare il sistema, ma usarlo nel modo corretto: scegliere strumenti di risparmio esclusi dal calcolo entro le soglie previste, aggiornare la dichiarazione quando la situazione cambia, richiedere un ISEE corrente in caso di perdita del lavoro o calo del reddito. Anche la presenza di disabilità nel nucleo aumenta il coefficiente di equivalenza, riducendo automaticamente l’indicatore.